<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7522641254829958349</id><updated>2012-01-21T23:21:15.928+01:00</updated><title type='text'>notte di festa</title><subtitle type='html'>Notte di Festa è una raccolta di racconti di Cesare Pavese che racchiude tutti i temi trattati nei suoi romanzi, temi che trovo quanto mai attuali: l'incanto del ritorno alla terra a cui stiamo assistendo, le periferie umane e urbane, certe passeggiate solitarie... Mi sono ispirata a questo per il nome del blog e alla zingara, uno dei racconti, per la mia firma.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://nottedifesta.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>la zingara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17859564149082044297</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/S_Ah2MwaTtI/AAAAAAAAAAM/Rdtgbb5_T68/S220/pian+della+Cavalla+030.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>21</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7522641254829958349.post-75497742331241035</id><published>2011-12-26T09:51:00.000+01:00</published><updated>2011-12-26T09:51:31.091+01:00</updated><title type='text'>Una meta sul selvaggio Appennino</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-oAYG29QRQd4/Tvgz6BLUCgI/AAAAAAAAAKM/OaZQLthb3fo/s1600/Valle+Pentemina+022.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" rea="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-oAYG29QRQd4/Tvgz6BLUCgI/AAAAAAAAAKM/OaZQLthb3fo/s400/Valle+Pentemina+022.jpg" width="298" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;In questi giorni sospesi, tra una festa e l’altra, se il tempo tiene, consiglio una visita a Pentema, in val Pentemina, sulle pendici dell’Antola. Oltre alla possibilità di smaltire qualche eccesso a tavola, consente l’immersione in un mondo “selvaggio” e pressoché incontaminato ammaliante nelle luci e nei colori cangianti di ogni ora ed ogni stagione, nelle praterie smaltate di fiori bianchi in primavera, nelle sfumature rosse e arancio d’autunno, come il velluto di un manto veneziano. Ogni anno, di questi tempi, è allestito l’ormai tradizionale “Presepe di Pentema”, qualcosa che è più di un presepe. È l’ambientazione della vita ottocentesca nelle umili stanze, nelle cantine e nelle stalle del paese. Le pietre delle case, i ciottoli dei vicoli e delle gradinate, i bugigattoli e gli anfratti, parlano la lingua sapida e arguta di gente abituata a trarsi d’impaccio contando solo sulle proprie forze, gente di montagna, temprata da nevi e da venti, da sentieri impervi e da un’agricoltura tutt’altro che agevole. A questa gente, le cui sagome sono ricostruite a misura umana, è dedicato il percorso nel paese. Un percorso che ha il pregio di annullare il tempo, di confondere le menti, tanto che, al visitatore più ricettivo e sensibile, può succedere di non capire più in quale epoca stia vivendo. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-7SwQExv6gpY/TvgzxBoS8sI/AAAAAAAAAKE/VNmAm_QYTMY/s1600/Valle+Pentemina+018.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="298" rea="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-7SwQExv6gpY/TvgzxBoS8sI/AAAAAAAAAKE/VNmAm_QYTMY/s400/Valle+Pentemina+018.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;Da qualche anno Pentema si è arricchito del museo “Cà da Sitta”. Memoria, sacrario, di tanta fatica e di una civiltà da far conoscere alle generazioni attuali e a quelle future, la Cà da Sitta è tutt’altro che un semplice e freddo spazio museale. Era una casa abitata da Sitta, ultima proprietaria che qui viveva con la mamma sino agli anni immediatamente dopo l' ultima guerra. Alcuni abitanti ricordano ancora queste due donne, molto povere, che, animate da un’insaziabile voglia di conoscere e apprendere, leggevano con costanza i pochi libri e i giornali a disposizione in paese. Dopo la morte della mamma, la Sitta ha continuato ad occupare l'edificio, che si trova proprio in centro al paese, sino agli anni '50. Con la sua scomparsa, la casa ha subito la sorte comune a tante altre della vallata: abbandonata, negli anni '70 si presentava in completo sfacelo e con prospettive poco incoraggianti per la sua stabilità. Grazie ad un accordo fra l' Associazione G.R.S. Amici di Pentema e gli ultimi proprietari, si è potuto salvaguardare la costruzione da un definitivo degrado, intervenendo con i pochi fondi a disposizione per la messa in sicurezza e successivamente, con l' aiuto della Provincia di Genova, è stato possibile completare i lavori. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Gyaa8oeKyUQ/Tvg0AkGUtmI/AAAAAAAAAKU/mOy_NCCc5z4/s1600/ca_da_sitta_per_sito.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-Gyaa8oeKyUQ/Tvg0AkGUtmI/AAAAAAAAAKU/mOy_NCCc5z4/s400/ca_da_sitta_per_sito.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;Buona parte delle suppellettili e attrezzi conservati nella casa sono originali, appartenuti alla Sitta: nulla è stato asportato nel corso degli anni, semmai sono stati aggiunti alcuni arredi forniti da varie persone. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;Un recipiente per il trasporto del latte custodito nella stalla e una zangola per il burro che trova spazio nell’angusta cucina insieme a molti altri utensili, rimandano all’arte casalinga di fare il burro e il formaggio, un’arte tramandata da madre in figlia, in ogni famiglia. E poi, la semplice piattaia, il secchio in rame per attingere l'acqua alla fontana, la pentola con bordo in terracotta per essere utilizzata nella stufa, i macinacaffè, restituiscono la pochezza degli averi e l’essenzialità di arredi poveri e indispensabili, in ambienti piccoli, come case di bambole, perché fosse possibile riscaldarli nei lunghi e gelidi inverni.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-hiSI4y48ey0/Tvg0GLacHUI/AAAAAAAAAKc/PeFEKfR-d7M/s1600/ca_da_sitta_int_x_sito_0.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" rea="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-hiSI4y48ey0/Tvg0GLacHUI/AAAAAAAAAKc/PeFEKfR-d7M/s400/ca_da_sitta_int_x_sito_0.jpg" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;La casa di Sitta era, in fondo, una casa tipica, costituita da una stalla e, al piano alzato, una cucina e una camera da letto. La scala che permette di accedere al piano sottotetto è stata aggiunta durante i lavori di restauro per ricavare uno spazio “didattico-divulgativo”. Davvero è qualcosa di più la Cà da Sitta, oltre agli oggetti esposti, sembra vi sia rimasta imprigionata l’atmosfera del tempo che racconta. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7522641254829958349-75497742331241035?l=nottedifesta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nottedifesta.blogspot.com/feeds/75497742331241035/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/12/una-meta-sul-selvaggio-appennino.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/75497742331241035'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/75497742331241035'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/12/una-meta-sul-selvaggio-appennino.html' title='Una meta sul selvaggio Appennino'/><author><name>la zingara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17859564149082044297</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/S_Ah2MwaTtI/AAAAAAAAAAM/Rdtgbb5_T68/S220/pian+della+Cavalla+030.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-oAYG29QRQd4/Tvgz6BLUCgI/AAAAAAAAAKM/OaZQLthb3fo/s72-c/Valle+Pentemina+022.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7522641254829958349.post-8668841629237981685</id><published>2011-11-17T17:55:00.003+01:00</published><updated>2011-11-18T15:14:10.126+01:00</updated><title type='text'>Sorprendente Merano Wine Festival</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Dicevano che almeno una volta ci devi andare. Se ami i vini e bazzichi nell’ambiente, non puoi perderti il Merano Wine Festival, fiera dell’eccellenza vinicola. Sicché ci siamo organizzati e, nonostante le pessime previsioni metereologiche, abbiamo viaggiato alla volta del Südtirol, tradotto in Alto Adige, e già questa quisquilia puramente letteraria, ci ha tenuto compagnia durante il viaggio, come dire guardare lo stesso punto da una diversa angolazione, come dire che tutti stiamo al sud di qualcosa o di qualcuno...&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-i7HetxKAAPM/TsUuEdpVVQI/AAAAAAAAAIs/ygoSIge53IY/s1600/IMG_7805.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="265" src="http://1.bp.blogspot.com/-i7HetxKAAPM/TsUuEdpVVQI/AAAAAAAAAIs/ygoSIge53IY/s400/IMG_7805.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Fiume Passirio&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Strada facendo, ci stupivano le tante zone vitate e i boschi di pini e larici, quest’ultimi che, ingialliti, sembravano fiammelle accese: una bella illusione ottica. Ma, bando alle ciance e all’impressione pregnante di trovarsi in un mondo “altro” rispetto all’Italia, quasi fosse un luogo della mente, sospeso tra altri luoghi, di buon passo ci siamo diretti verso il &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Kurhaus, l’edificio d’inizio Novecento che ospita la manifestazione. Un bell’edificio. Elegante, affrescato, di ritmo architettonico squisitamente Liberty. Se una critica si può muovere riguarda le dimensioni, ormai troppo ridotte per un evento simile. Spesso è stato difficile sostare davanti ai banchi d’assaggio, spintonati dalla calca degli avventori, a scapito dei vini e dei suoi produttori. Peggio è stato per “Culinaria”, la parte delle eccellenze gastronomiche, molto calda, affollata, davvero poco fluida nella fruizione. &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-iw3dhAHlHRg/TsUuKVKq2II/AAAAAAAAAI0/HV5t4kCG8uE/s1600/IMG_7818.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://2.bp.blogspot.com/-iw3dhAHlHRg/TsUuKVKq2II/AAAAAAAAAI0/HV5t4kCG8uE/s400/IMG_7818.jpg" width="265" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il Kursaal&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;I&amp;nbsp;vini? Tanti, ovviamente. E, imponendoci la scelta, ci siamo dedicati principalmente alle bollicine. È di questa mia insana passione che voglio sapere di più. Prima di addentrarci nella sala Ohmann per capire ciò che fanno “gli altri”, una piccola incursione in Friuli, al banco di Torre Rosazza, per l’assaggio di un &lt;strong&gt;Friulano&lt;/strong&gt; (Friulano 100%) e un &lt;strong&gt;Ronco di Masiero&lt;/strong&gt;, ottenuto dall’uvaggio di Pinot Bianco, Sauvignon e Piccolit. Assente il metodo classico ottenuto da &lt;strong&gt;Schioppettino&lt;/strong&gt; che ci ha lasciato una strisciante, irrisolta, curiosità.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-0RN8zL6O50A/TsUuWz7VTbI/AAAAAAAAAJE/u_n8Ugm4zmU/s1600/IMG_7829.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="265" src="http://4.bp.blogspot.com/-0RN8zL6O50A/TsUuWz7VTbI/AAAAAAAAAJE/u_n8Ugm4zmU/s400/IMG_7829.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Assaggio di Ronco Masiero di Torre Rosazza (Friuli)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Tra gli Champagne, per pura informazione didattica, abbiamo fatto strage d’assaggi. Una “faticaccia” che non ha portato nuove consapevolezze ma solo conferme: noi gente d’Oltrepò abbiamo educato le nostre papille e i sensi tutti, allo spessore, all’austerità, all’eleganza del Pinot Nero. Abbiamo prediletto, dunque, gli Champagne &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;blanc de noir &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;o quelli nei quali la percentuale di Pinot nero era più alta. Qualche esempio?&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;&amp;nbsp;Paul Bara&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;, &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Duval Leroy&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt; e il &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Rosé André Jacquart et Fils&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;... ma sarebbero molti altri i nomi di bollicine che ci hanno convinto e rallegrati anche nel confronto con “i nostri”. Confronto sicuramente alla pari. &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-u-x6VZpMTkQ/TsUuRRFsH-I/AAAAAAAAAI8/J-5N7xUBdjg/s1600/IMG_7834.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://3.bp.blogspot.com/-u-x6VZpMTkQ/TsUuRRFsH-I/AAAAAAAAAI8/J-5N7xUBdjg/s400/IMG_7834.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;La sala Ohmann&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Il Pinot nero in rosso, lo abbiamo degustato da un produttore neozelandese, di origini padovane.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Ram’s Hill &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;e &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Mount Nelson&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;, entrambi 2010, stesso clone coltivato a qualche chilometro di distanza, per risultati diversissimi. &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-zQB7iHxdHF4/TsUyMRUmmeI/AAAAAAAAAJM/e9IcheRldwE/s1600/stand_scorsone_monsupello.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://4.bp.blogspot.com/-zQB7iHxdHF4/TsUyMRUmmeI/AAAAAAAAAJM/e9IcheRldwE/s400/stand_scorsone_monsupello.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif; font-size: 12px;"&gt;Alessandro Scorsone, coordinatore del Lazio per la guida ViniBuoni elogia il Brut di Monsupello&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Non sono mancate le curiosità, ovviamente. Quella più intrigante, a mio parere, era il vaso di terra dei propri vigneti che ogni produttore esponeva insieme ai vini. Quella più Kitsch, le bottiglie tempestate di &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;swarovski della toscana azienda Diadema. Quella più esosa, sempre in Toscana, della titolare d’azienda convinta d’essere discendente di Monna Lisa, con tanto di articolo su riviste che affiancano il suo ritratto a quello della presunta ava...&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-lQGxyWWyfK0/TsU6UVvBouI/AAAAAAAAAJU/u3-rrLKC1PQ/s1600/rotonda.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-lQGxyWWyfK0/TsU6UVvBouI/AAAAAAAAAJU/u3-rrLKC1PQ/s400/rotonda.jpg" width="266" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;La Rotonda&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black; font-style: normal;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black; font-style: normal;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7522641254829958349-8668841629237981685?l=nottedifesta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nottedifesta.blogspot.com/feeds/8668841629237981685/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/11/sorprendente-merano-wine-festival.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/8668841629237981685'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/8668841629237981685'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/11/sorprendente-merano-wine-festival.html' title='Sorprendente Merano Wine Festival'/><author><name>la zingara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17859564149082044297</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/S_Ah2MwaTtI/AAAAAAAAAAM/Rdtgbb5_T68/S220/pian+della+Cavalla+030.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-i7HetxKAAPM/TsUuEdpVVQI/AAAAAAAAAIs/ygoSIge53IY/s72-c/IMG_7805.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7522641254829958349.post-3811424018385617224</id><published>2011-10-26T14:29:00.000+02:00</published><updated>2011-10-26T14:29:32.022+02:00</updated><title type='text'>Siamo andati in Antola</title><content type='html'>&lt;!--StartFragment--&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-v8JKPhdfCrw/Tqf6yLkBMgI/AAAAAAAAAHA/p8dGD6PwlAY/s1600/Siamo_andati_in_Antola_copertina_fronte.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-v8JKPhdfCrw/Tqf6yLkBMgI/AAAAAAAAAHA/p8dGD6PwlAY/s320/Siamo_andati_in_Antola_copertina_fronte.jpg" width="319" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Domenica “Siamo andati in Antola”. Ci siamo andati sulle robuste gambe del libro di Alessio Schiavi che, con la tenacia di un mulo, ha percorso e ripercorso i sentieri che dalle molte vallate conducono sulla vetta. Ci siamo andati, sostando, di tanto in tanto, per godere di una breve lettura, di un aneddoto, inseguendo la percezione della storia, respirando l’aria fredda d’autunno.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-85qAP5cP8kE/Tqf7aa5ptxI/AAAAAAAAAHY/5kgxBFxwjcY/s1600/IMG_0768.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-85qAP5cP8kE/Tqf7aa5ptxI/AAAAAAAAAHY/5kgxBFxwjcY/s400/IMG_0768.JPG" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Q8ith0bDv-4/Tqf766L2m-I/AAAAAAAAAHo/aHOFB6X9Z78/s1600/IMG_0767.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-Q8ith0bDv-4/Tqf766L2m-I/AAAAAAAAAHo/aHOFB6X9Z78/s400/IMG_0767.JPG" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Ci siamo andati e abbiamo capito e amato di più il nostro solito calpestare l’Appennino, il suo essere montagna abitata e frequentata da uomini e da bestie, da carovane che dal mare portavano il sale nella pianura padana, da genti che ne ricavavano legna per mobili e carbone, castagne per la farina, ghiande per gli animali delle fattorie.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Q4BzTk7sFco/Tqf7AuIkCSI/AAAAAAAAAHI/VRGU1A9KL5Y/s1600/Antola+2.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300" src="http://3.bp.blogspot.com/-Q4BzTk7sFco/Tqf7AuIkCSI/AAAAAAAAAHI/VRGU1A9KL5Y/s400/Antola+2.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Sull’Antola dove, Alessio spiega bene, s’andava “per necessità e per piacere”, s’incontravano i nobili e gli umili, ognuno mosso da un desiderio diverso (tanto che, per lungo tempo, vi convissero due rifugi: uno decisamente “in” e l’altro molto rustico”). L’Antola, e non era la prima volta che ci si andava, non era considerata una vetta da raggiungere ma un mondo nel quale calarsi, da qui il modo di dire “andiamo in Antola”.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;E domenica ci siamo andati “in Antola”, un po’ alla vecchia maniera, a fare incetta di qualcosa che mancava, a collezionare nuove tasselli utili alla nostra conoscenza come fossero foglie o frutti rari.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-MnuhLVE69oo/Tqf7LaCpBwI/AAAAAAAAAHQ/0-xKzjxZBb8/s1600/Antola+5.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300" src="http://3.bp.blogspot.com/-MnuhLVE69oo/Tqf7LaCpBwI/AAAAAAAAAHQ/0-xKzjxZBb8/s400/Antola+5.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;!--EndFragment--&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7522641254829958349-3811424018385617224?l=nottedifesta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nottedifesta.blogspot.com/feeds/3811424018385617224/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/10/siamo-andati-in-antola.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/3811424018385617224'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/3811424018385617224'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/10/siamo-andati-in-antola.html' title='Siamo andati in Antola'/><author><name>la zingara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17859564149082044297</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/S_Ah2MwaTtI/AAAAAAAAAAM/Rdtgbb5_T68/S220/pian+della+Cavalla+030.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-v8JKPhdfCrw/Tqf6yLkBMgI/AAAAAAAAAHA/p8dGD6PwlAY/s72-c/Siamo_andati_in_Antola_copertina_fronte.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7522641254829958349.post-2153738367148883530</id><published>2011-10-13T08:00:00.001+02:00</published><updated>2011-10-13T08:02:03.872+02:00</updated><title type='text'>Il bollito di Pigi e altre stregonerie</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;Un giovanissimo cuoco ha servito piatti della tradizione, d’impronta indubbiamente autunnale, presentati come quadri d’autore. Di quel genere che mangi prima con gli occhi e quasi ti dispiace rovinare con la posata, ma quando lo fai sei contento. Un cuoco artista? Di più, un cuoco mago. Da quando, non so bene per quale caso oscuro della vita, sono inciampata nella cucina di Harry Potter, mi rendo conto di quanto è labile il filo che separa il regno dei babbani (umani) da quello dei maghi. Almeno, nel campo delle ricette. E, improvvisamente, mi si chiariscono molte cose. Ad esempio, il caffelatte della mia mamma. Lasciato il nido famigliare, dopo svariati tentativi, ho rinunciato a ripeterne la mistura e a colazione mangio altro. Un po’ più di latte e meno caffé, un po’ meno zucchero… e via dicendo, cambiando ogni mattina le proporzioni, fino a rinunciarvi definitivamente. Da più di trent’anni non mi preparo un caffelatte, avendolo relegato nel mondo dei ricordi e delle cose impossibili.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;Come faceva la mia mamma ad ottenere ogni mattina la stessa bevanda calibrata “ad occhio”, sempre uguale a se stessa e che avrei riconosciuto fra mille? Banale pensare che fosse il sentirmi figlia e accudita, a renderla così speciale. Roba da strizzacervelli da strapazzo. La realtà è un’altra e ora mi appare in tutta la sua chiarezza: la mia mamma nel preparare il caffelatte mattutino, ci metteva la sua magia. E ripensandoci, sono altre le combinazioni ai fornelli alle quali ho rinunciato per sempre, frutto di una lotta ad armi impari.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;La stessa cosa dev’essere successa a Silvana quando, mi dicono, da bambina prendeva il latte in casa e anche il pentolino e andava a scaldarlo e berlo dalla nonna perché là era sempre più buono. Altro che bizzarria, ragazzi miei, il problema era serio. La nonna, ora lo so, avrà avuto confidenza con le abitanti di Hogwarts e, senza mai esagerare in effetti speciali, come si addice ad ogni buona maga, avrà utilizzato appena un pizzico di sapienza per rendere inimitabile il latte gustato nella sua cucina.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-TsJFj4BH0c0/TpZ9cvJ9paI/AAAAAAAAAG4/27KLS9qgoyc/s1600/bolliti+001.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;img border="0" height="400" oda="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-TsJFj4BH0c0/TpZ9cvJ9paI/AAAAAAAAAG4/27KLS9qgoyc/s400/bolliti+001.jpg" width="297" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;Mi spiego anche perché le mie amiche, da anni, dichiarano di non essere mai riuscite ad ottenere la torta di carote come la mia. Ricetta alla mano, ingredienti pesati, forno preriscaldato, tempo di cottura identico, risultato diverso. “La mia era troppo floscia”, “La mia bagnata”, ognuna con le proprie lamentele e insoddisfazioni, tanto che, il dubbio era lecito, pensavo avessero trovato il modo per far sì che fossi sempre io a prepararla. Malfidenze del mondo gabbano…&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;Ora comincio a credere che, davvero, la torta di carote che preparo non abbia uguali, al pari del caffelatte della mia mamma, del latte nella cucina della nonna di Silvana, delle polpette della zia Ida, del bollito di Pigi… Figli d’arte, abbiamo ereditato la magia necessaria e, nascoste le bacchette, fingiamo di stupirci.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7522641254829958349-2153738367148883530?l=nottedifesta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nottedifesta.blogspot.com/feeds/2153738367148883530/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/10/il-bollito-di-pigi-e-altre-stregonerie.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/2153738367148883530'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/2153738367148883530'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/10/il-bollito-di-pigi-e-altre-stregonerie.html' title='Il bollito di Pigi e altre stregonerie'/><author><name>la zingara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17859564149082044297</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/S_Ah2MwaTtI/AAAAAAAAAAM/Rdtgbb5_T68/S220/pian+della+Cavalla+030.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-TsJFj4BH0c0/TpZ9cvJ9paI/AAAAAAAAAG4/27KLS9qgoyc/s72-c/bolliti+001.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7522641254829958349.post-8868809598317194757</id><published>2011-10-08T08:37:00.001+02:00</published><updated>2011-10-09T20:57:17.363+02:00</updated><title type='text'>Il lembo della tovaglia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;em&gt;In questi weekend, spesso e ovunque, si va per castagne. Nel senso che si va alle sagre delle castagne, a perdersi nella folla immersa nel profumo dei “bastarnà” e delle schite, sullo sfondo di musiche da osteria. È un rito che si ripete da anni e sembra segnare l’inizio della nuova stagione. Come fosse la rievocazione storica di un mondo ormai perduto, dove i figuranti vestono grembiuli da cucina, mani esperte a maneggiare farina, castagne incise ad arte, a rappresentare gesti che vanno allontanandosi nella memoria. Più dei cortei storici con cortigiani, duchi e madame, possono queste rappresentazioni del mondo contadino, delle cucine delle nostre nonne, perché è una memoria collettiva, che appartiene non al regno dei libri ma al nostro vissuto. Mi chiedo, ogni volta, come i bambini, portati in spalla, tenuti per mano, spinti su passeggini, recepiscano la festa. Resterà nei loro ricordi? &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-dVYVpouGuUM/TpHthVlDaFI/AAAAAAAAAGk/SpNIp9tjgiY/s1600/Cosola+016.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" kca="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-dVYVpouGuUM/TpHthVlDaFI/AAAAAAAAAGk/SpNIp9tjgiY/s320/Cosola+016.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;em&gt;Diverso è per chi non ha più quindici anni. Un rivolo di fumo, un profumo, un colore, un accento di dialetto, possono riaccendere il ricordo, fino alla commozione, fino a far male, nell’inseguire visi e voci che non ci sono più.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;em&gt;Il proliferare delle sagre, in ogni regione, racconta di noi e della nostra epoca. Alla razionale idea di mantenere in vita, almeno per qualche giorno all’anno, piccoli centri in dissolvenza, si mescola il più profondo bisogno di non lasciarsi sfuggire l’identità, di rinnovare le atmosfere che furono autentiche e che si ripetono per parodia.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-RmBeKjt76fk/TpHt3TS6htI/AAAAAAAAAGo/VOQQDa4u_8s/s1600/Cosola+021.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" kca="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-RmBeKjt76fk/TpHt3TS6htI/AAAAAAAAAGo/VOQQDa4u_8s/s320/Cosola+021.jpg" width="240" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;em&gt;Se settembre era il tempo di migrare, possiamo affermare a ragion veduta, che ottobre è il mese di ricordare, più di quanto può novembre, con l’arcaica commemorazione dei defunti. A ottobre commemoriamo tutto un mondo, con le sue case e le sue cucine, gli orti con l’albero delle mele, le cantine odorose di mosto. &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-k34dTHZVW6I/TpHuI5vm74I/AAAAAAAAAGs/Y9wbZ16ll6Q/s1600/Cosola+018.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" kca="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-k34dTHZVW6I/TpHuI5vm74I/AAAAAAAAAGs/Y9wbZ16ll6Q/s320/Cosola+018.jpg" width="240" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;em&gt;Il ricordo come evento di massa: chissà cosa ne pensano i sociologi. Rivedo la mia immagine del primo giorno di scuola, attaccata alla gonna della mamma che per nulla avrei lasciato, data l’incertezza di ciò che andavo trovando. Così siamo tutti. Una società che non vede chiarezza nel futuro, attaccata al lembo della tovaglia, per avere l’illusione di poter tornare indietro o, almeno, di rimanere lì per sempre. &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;em&gt;Generazioni allo sbando tra la necessità di “navigare” in internet e quella di sapere chi si è. Allora si recupera il peperone a Voghera e il Bruzzu nell’alta valle del Tanaro. Si recuperano un sacco di sapori per fermarli ancora un poco nel nostro presente, per mantenere vitali i paesini più ameni. Sperando che questa dei sapori sia la strada giusta.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7522641254829958349-8868809598317194757?l=nottedifesta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nottedifesta.blogspot.com/feeds/8868809598317194757/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/10/il-lembo-della-tovaglia.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/8868809598317194757'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/8868809598317194757'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/10/il-lembo-della-tovaglia.html' title='Il lembo della tovaglia'/><author><name>la zingara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17859564149082044297</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/S_Ah2MwaTtI/AAAAAAAAAAM/Rdtgbb5_T68/S220/pian+della+Cavalla+030.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-dVYVpouGuUM/TpHthVlDaFI/AAAAAAAAAGk/SpNIp9tjgiY/s72-c/Cosola+016.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7522641254829958349.post-6189785204835364238</id><published>2011-09-22T07:32:00.002+02:00</published><updated>2011-09-22T11:05:23.195+02:00</updated><title type='text'>Post</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000; font-family: inherit;"&gt;C’era stato il periodo in cui tutto mi appariva chiaro e riuscivo a contenere l’umano percorso in due grandi tappe. La fase “leopardiana”, con i suoi interrogativi tipici dell’età evolutiva, coi tormenti e i sensi di vuoto, il sentimento della vaghezza e del dolore, lasciava via via il posto al periodo “pascoliano”. E questo si nutriva d’obiettivi più minuscoli, d’affetti quotidiani e familiari. Al centro dell’universo, sempre l’uomo, ma era proprio quell’universo che andava restringendosi, assumendo connotati più tangibili e alla portata di tutti.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000; font-family: inherit;"&gt;&lt;em&gt;Sicché, nella mia presuntuosa consapevolezza di come vanno le cose del mondo, il momento in cui le domande alla luna diventavano domande davanti ad una lapide, sanciva il passaggio dalla giovinezza all’età adulta.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000; font-family: inherit;"&gt;&lt;em&gt;Non avevo messo in conto “il post”.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000; font-family: inherit;"&gt;&lt;em&gt;Perché, è ineluttabile, esiste un post per tutto, ben lo sappiamo noi, camminatori sul tragitto d’oggi. Nell’evoluzione personale come in quella sociale, il post era sinonimo di trasformazione, di passaggio da un’epoca all’altra, da un periodo ad un altro. La società post rurale si trasformava in industriale, l’età post adolescenziale portava alla ragione della maturità, il post romanticismo aveva portato al decadentismo e, nell’arte, ai vari filoni del contemporaneo. Fino a qualche tempo fa.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;&lt;em&gt;﻿&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="clear: right; cssfloat: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-9H6qSdSD2SU/TnrHJUBKJOI/AAAAAAAAAGY/pQGIkrwKeRE/s1600/Helsenki+033.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000; font-family: inherit;"&gt;&lt;img border="0" hca="true" height="298" src="http://1.bp.blogspot.com/-9H6qSdSD2SU/TnrHJUBKJOI/AAAAAAAAAGY/pQGIkrwKeRE/s400/Helsenki+033.jpg" width="400" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000; font-family: inherit; font-size: small;"&gt;Helsinki - dicembre 2010&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;&lt;em&gt;﻿&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000; font-family: inherit;"&gt;&lt;em&gt;Ora, l’impressione generale, è che si sia inceppato il meccanismo e che il “post” che ci coinvolge e ingloba tutti sia un enorme “posteggio”. Lo penso ogni volta che percorro la strada detta della Lomellina o che, dall’autostrada, intravedo il vuoto lasciato dallo smantellato zuccherificio di Casei o i resti sempre più dolenti delle ciminiere di fornaci spente. Mi dico che anche l’era industriale se n’è andata ma senza prima traghettarci in quella successiva, forse neanche ben delineata, sicché ci siamo persi lungo il tragitto e vaghiamo in un post senza confini, un post che non è un divenire ma fine a se stesso. Un non luogo che neanche Dante, nella geniale o diabolica invenzione dei gironi, era riuscito ad immaginare.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000; font-family: inherit;"&gt;&lt;em&gt;E come il passato c’insegna, ogni corrente arriva a coinvolgere tutti gli aspetti del mondo, dalla cultura all’arte, alla filosofia, alla politica, alla (ahinoi) economia, alla religione, e via dicendo. Ne deriva che, lo vediamo bene, oggi siamo posteggiati in ogni campo. Cioè siamo nel post industriale, post moderno, post decadente, post innovativo, post di tutto.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;&lt;em&gt;﻿﻿&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000; font-family: inherit;"&gt;&lt;em&gt;Per analogia con il destino del singolo, è come rimanere post pascoliani senza riuscire ad approdare alle rive più incisive ed essenziali dell’ermetismo. Come non riuscire a riprendere le fila del discorso trasformate in briglie sciolte, come essere condannati a girare in tondo per l’eternità senza neanche il miraggio della bandiera, come vagare in un grosso parcheggio senza ricordare dov’è la propria auto, come vivere in un cantiere perenne senza sapere se e quando i lavori finiranno.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000; font-family: inherit;"&gt;&lt;em&gt;Questo post, ragazzi miei, è diventato un postaccio. Invivibile.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000; font-family: inherit;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;span style="font-family: inherit;"&gt;&lt;em&gt;﻿﻿﻿﻿﻿﻿&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7522641254829958349-6189785204835364238?l=nottedifesta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nottedifesta.blogspot.com/feeds/6189785204835364238/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/09/post.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/6189785204835364238'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/6189785204835364238'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/09/post.html' title='Post'/><author><name>la zingara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17859564149082044297</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/S_Ah2MwaTtI/AAAAAAAAAAM/Rdtgbb5_T68/S220/pian+della+Cavalla+030.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-9H6qSdSD2SU/TnrHJUBKJOI/AAAAAAAAAGY/pQGIkrwKeRE/s72-c/Helsenki+033.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7522641254829958349.post-4869212532926683029</id><published>2011-09-13T07:20:00.003+02:00</published><updated>2011-09-13T07:27:37.384+02:00</updated><title type='text'>Di libri e altre amenità</title><content type='html'>&lt;div class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Non è detto che d’estate si abbia più tempo a disposizione, forse è solo un’impressione data dalle molte ore di luce, sta di fatto che, storicamente, d’estate si legge di più. E confesso che ho letto, nei mesi scorsi, un numero considerevole di libri, in modo disordinato, da autentica onnivora, passando dall’autrice rosa di cassetta, a Pavese, da Soldati a Jane Austen, da De Carlo a tale Ugo Riccarelli, e via dicendo, in una fagocitata ingordigia di situazioni e impressioni. Ne deduco che molti classici sono diventati tali perché scritti in epoche in cui pochi scrivevano. Perdonatemi l’ardire. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;﻿﻿﻿&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ne deduco che la seconda guerra mondiale è un pozzo inesauribile di ispirazione: anche il romanzetto più banale vi indugia con perizia. Ne deduco che, attenendosi alle minuziose descrizioni e introspezioni, nulla è cambiato nei secoli in materia di sentimenti e sentire umano. Ne deduco che un libro, più è in grado di sviscerare le emozioni e i pensieri e le evoluzioni e le circumnavigazioni, più è buono e “importante”. Ne deduco che, comune denominatore dei libri “minori”, è la conclusione affrettata. Ne deduco che Pavese era un grande, capace di individuare l’universo umano in fatti di poco conto, in situazioni apparentemente immobili e stanche. Pochi come lui hanno avvertito e descritto il dolore e la fatica che sono il dolore e la fatica delle zolle rivoltate, del fango e della polvere. E’ il mio preferito. Una frase, tra mille, mi basterebbe per riconoscerlo.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;L’estate scorre sulle pagine e nell’aria, sembra concludersi nei botti dei fuochi d’artificio delle sagre paesane, in quel silenzio che svela lo stupore bambino, mentre, i campi intorno, trasudano umori di patate e cipolle. Pavese l’avrebbe restituito bene, tra le righe. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;﻿﻿ &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;L’estate scorre e trascina con sé le piccole sorprese che le sono insite. Non solo la ristrutturata chiesetta di Murisasco, ho scoperto in questi mesi, ma anche che Graziella balla. Che scoperta è? Dirà qualcuno. Eppure lo stupore è stato tanto. Ho visto Graziella, da sempre conosciuta in versione ufficiale mentre si batteva per le cause più disparate e disperate, nella scuola e nella politica, nelle ricerche e nei tentativi di coinvolgimento generale, ebbene, l’ho vista volteggiare su una pista da ballo improvvisata, leggera come una libellula, arrossata e ansante come una quindicenne. E ho pensato che fosse una bella sorpresa dell’estate.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;﻿ &lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-79rLoNpqciw/Tm7mPnPIHJI/AAAAAAAAAGU/wwWAEQ-NDn4/s1600/lago+013.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="239" nba="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-79rLoNpqciw/Tm7mPnPIHJI/AAAAAAAAAGU/wwWAEQ-NDn4/s320/lago+013.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Ninfee al tramonto&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿ &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Acquarelli estivi, memoria del lago di Viverone, poco noto e poco turistico, nella luce del tramonto, su un battello che è poco più di una bagnarola, tra pescatori immobili di carpe e pesci persici, tra le distese di fiori di loto e di ninfee che vanno chiudendosi… acquarelli che si diluiscono, sempre più annacquati, nelle prime foschie del mattino, nel caldo umido dei pomeriggi, impennate inaspettate e poco convincenti. &lt;/em&gt;﻿﻿&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Settembre, andiamo.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;﻿ &lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="clear: right; cssfloat: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-WUB6y-tn0YM/Tm7mC1_L8kI/AAAAAAAAAGQ/a1teln5X8oY/s1600/varie.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="240" nba="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-WUB6y-tn0YM/Tm7mC1_L8kI/AAAAAAAAAGQ/a1teln5X8oY/s320/varie.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Lago di Viverone&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿ ﻿&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7522641254829958349-4869212532926683029?l=nottedifesta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nottedifesta.blogspot.com/feeds/4869212532926683029/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/09/di-libri-e-altre-amenita.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/4869212532926683029'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/4869212532926683029'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/09/di-libri-e-altre-amenita.html' title='Di libri e altre amenità'/><author><name>la zingara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17859564149082044297</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/S_Ah2MwaTtI/AAAAAAAAAAM/Rdtgbb5_T68/S220/pian+della+Cavalla+030.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-79rLoNpqciw/Tm7mPnPIHJI/AAAAAAAAAGU/wwWAEQ-NDn4/s72-c/lago+013.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7522641254829958349.post-6585751204546733585</id><published>2011-08-15T12:14:00.002+02:00</published><updated>2011-09-22T10:55:12.476+02:00</updated><title type='text'>Treni</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;I treni che guardavo di notte, scorrere nella campagna, coi finestrini illuminati e dietro tante piccole teste tonde, hanno cessato di esistere. Ovvero, ancora scivolano nella sera, ma io non sono lì a guardarli e se accidentalmente capita di vederne uno non mi pone più le ataviche domande “dove vanno, a cosa pensano, qual è l’attesa che li anima...”. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;In queste ultime settimane si è fatto un gran parlare di treni. Uno spot pubblicitario promuove la gran velocità, poi ci sono stati i servizi sui pendolari del mare, e li hanno pure intervistati. Persone che non possono permettersi la vacanza in residence o albergo e che, come i lavoratori Voghera-Milano-Voghera, ogni giorno prendono il treno per la spiaggia più vicina e la sera viaggiano nella direzione opposta. Qualcuno mi ha raccontato delle frotte di giovani donne, di colore o dell’Est, che, soprattutto verso la fine della settimana, riempiono le vetture da Genova verso Milano, alcune scendono a Voghera, perché no, la storia è dalla loro parte. In treno mangiano, discutono nelle loro lingue incomprensibili, si laccano le unghie, si danno un’aggiustata ai capelli, e chissà dove hanno messo i sogni infranti.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;Il treno che ho visto ieri, era pronto a partire per Lourdes. La stazione pullulava di crocerossine, volontarie, medici e infermieri, come per una gran festa. Loro, gli ammalati, erano già sistemati ai loro posti, ognuno nel cuore una speranza, una preghiera e nel fisico una sofferenza. C’è chi afferma che da Lourdes si torna comunque guariti, fosse anche solo per quel poco di forza che si ottiene nel confrontarsi con migliaia di altri sofferenti, fosse anche solo per la magia che, dicono, aleggia intorno alla grotta, per il silenzio nonostante la folla immensa, per l’interiorità che prende il sopravvento sul disagio del corpo.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;Ho smesso di guardare affascinata i treni da quando ho percepito che, più che sogni, gioie, attese, trasportano il malessere, la terza classe della società. Chi va a raggiungere un amore, i nipoti, un’idea, il futuro, non prende il treno. Vola. Sulle ali dell’entusiasmo e sugli aerei, in vacanza ci va in auto. Almeno finché la penuria motoristica dell’Italia che si sta disegnando, senza soldi per la benzina, non invertirà la tendenza. Ma sarà un aggiungere disperazione a disperazione, ognuno a rivendicare il proprio posto vicino al finestrino, e speriamo che i treni li puliscano, che non abbiano le pulci sui sedili, i finestrini bloccati e l’aria condizionata non funzionante.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;em&gt;Ho smesso di guardare i treni con gli occhi della poesia e penso che forse, quello diretto a Lourdes, sarà giunto a destinazione da qualche ora, ognuno avrà cominciato a fare la propria parte, gli assistenti ad assistere, i medici a controllare, gli ammalati a pregare e sperare.&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-KFa6MGporXc/TkjvkKdFLwI/AAAAAAAAAGM/SG1MkKGEYeM/s1600/1911-8.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;img border="0" height="236" naa="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-KFa6MGporXc/TkjvkKdFLwI/AAAAAAAAAGM/SG1MkKGEYeM/s320/1911-8.jpg" width="320" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;Umberto Boccioni - Gli addii - Stati d'animo II (1911) &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;I finestrini dei treni fotografati da Cavagna negli anni ’50, mostrano bambini diretti verso la colonia. Tutt’altro che contenti. Sembrano esprimere, coi visini contriti e gli occhi tristi, più che la gioia della meta, il dolore del distacco. Un altro modo d’intendere la vacanza. Un altro modo d’intendere il treno. E forse, mi dico, non c’è mai stato nulla d’affascinante da vedere. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7522641254829958349-6585751204546733585?l=nottedifesta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nottedifesta.blogspot.com/feeds/6585751204546733585/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/08/treni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/6585751204546733585'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/6585751204546733585'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/08/treni.html' title='Treni'/><author><name>la zingara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17859564149082044297</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/S_Ah2MwaTtI/AAAAAAAAAAM/Rdtgbb5_T68/S220/pian+della+Cavalla+030.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-KFa6MGporXc/TkjvkKdFLwI/AAAAAAAAAGM/SG1MkKGEYeM/s72-c/1911-8.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7522641254829958349.post-2542273381917608765</id><published>2011-07-27T22:39:00.001+02:00</published><updated>2011-07-27T22:43:58.570+02:00</updated><title type='text'>Olive e dintorni</title><content type='html'>&lt;em&gt;Bruno e Peppino, seduti ad un tavolino in Via Emilia, hanno voluto precisare che il loro non era un semplice aperitivo ma un momento di riflessione sul rincorrersi dei tempi. “Solo nel gioco, la metamorfosi, per quelli della mia generazione, è stata graduale e stupefacente – diceva Bruno – abbiamo cominciato con il calcio balilla che era pura meccanica, siamo passati attraverso il flipper elettromeccanico, per approdare alla play station che è elettronica. Non so a quante altre generazioni capiti un simile sconvolgimento”. In effetti, l’argomento avrebbe meritato una sosta e un bicchiere di vino, ma non sono stata invitata e, comunque, a casa i fornelli erano ancora freddi e mi aspettavano.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Qmz8cmH9yEU/TjB4DXCjsoI/AAAAAAAAAGI/gSCjJxIO5gw/s1600/I+bevitori.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="258" src="http://4.bp.blogspot.com/-Qmz8cmH9yEU/TjB4DXCjsoI/AAAAAAAAAGI/gSCjJxIO5gw/s320/I+bevitori.jpg" t$="true" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Vincent van Gogh, I bevitori o Le quattro età dell’uomo (da Daumier), 1890&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;em&gt;Il pedalare sulla bicicletta, sospinta dal vento di questo luglio fantastico, è stato, tuttavia, un buon corroborante per i pensieri che, come spesso accade, partono per la tangente e seguono percorsi singolari e inusitati. E’ vero, pensavo. Lo sconvolgimento per i sessantenni d’oggi, è notevole, e anche per quelli un poco più giovani. Vogliamo alludere all’uso del computer o dei telefonini? Anch’io sono passata dalle chiamate dal telefono pubblico nel bar del paese a sentire il mio cellulare come appendice di me stessa, impossibile da dimenticare a casa o lasciare ovunque. Ma non sono solo questi i cambiamenti che ci hanno visto protagonisti e, superando il legittimo orgoglio di Bruno, ritengo che ogni generazione abbia le sue metamorfosi, in un divenire continuo verso il futuro che è lì, sospeso nello spazio, sempre come massa insondabile ed evanescente.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;em&gt;E’anche vero che, nei cicli e ricicli della storia, ogni periodo include quello precedente, tant’è che sto pedalando sulla bicicletta e questa è pura, semplicissima, meccanica. Il riciclo include, però, tutti gli aspetti della società, dalla politica alla religione, alla semplice gestione della vita familiare. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;em&gt;Il sospetto è, ad esempio, che nell’ambito lavorativo ci si stia avviando alla realizzazione del fallito progetto hitleriano della razza superiore. Ormai ha qualche chance solo chi è veramente “bravo”, con una predilezione per i creativi. Oggi si deve saper creare e inventare, ad ottimo livello.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;em&gt;Bene, finalmente si progredirà per merito, e sarà sempre più raro vedere emeriti imbecilli ricoprire posti di rilievo solo perché messi lì da chissà chi. E’ questo, in fondo che si voleva, no?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;em&gt;Il problema, suscitatomi dai troppi anni d’abitudine all’assistenzialismo, al ricovero, alle coccole tipicamente italiani, si sintetizza in una domanda, anzi in due. Cosa ne sarà, nei prossimi decenni, dei milioni di mediocri, che siamo la maggioranza? E se non c’è una massa che conduce il suo tran tran tranquillo con un lavoro dignitoso e senza voli pindarici, i creativi, per chi creano?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;em&gt;Certo, all’epoca del calcio balilla e del flipper, questi erano quesiti inimmaginabili e improponibili. Come corre il tempo. Corre così tanto da dover catturare al volo l’immagine di Bruno e Peppino seduti al tavolino di un bar all’ora dell’aperitivo. Catturarla e cristallizzarla, come ogni bel momento dei passaggi della storia.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ai pensionati loro successori, resteranno solo i noccioli delle olive.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7522641254829958349-2542273381917608765?l=nottedifesta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nottedifesta.blogspot.com/feeds/2542273381917608765/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/07/olive-e-dintorni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/2542273381917608765'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/2542273381917608765'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/07/olive-e-dintorni.html' title='Olive e dintorni'/><author><name>la zingara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17859564149082044297</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/S_Ah2MwaTtI/AAAAAAAAAAM/Rdtgbb5_T68/S220/pian+della+Cavalla+030.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-Qmz8cmH9yEU/TjB4DXCjsoI/AAAAAAAAAGI/gSCjJxIO5gw/s72-c/I+bevitori.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7522641254829958349.post-5399014464463367354</id><published>2011-07-24T20:44:00.003+02:00</published><updated>2011-09-22T10:56:30.234+02:00</updated><title type='text'>Il peso della leggerezza</title><content type='html'>﻿ &lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/--5mVTjAAXAc/TixnWGSlCMI/AAAAAAAAAGA/d-aLQ8jCF2Q/s1600/Ortensie.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="239" src="http://1.bp.blogspot.com/--5mVTjAAXAc/TixnWGSlCMI/AAAAAAAAAGA/d-aLQ8jCF2Q/s320/Ortensie.jpg" t$="true" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Ortensie sul mio terrazzo&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;﻿Sulla sessantina, molto malconcio sulle gambe, zoppicava ansimando sull’acciottolato di piazza duomo. Non ho potuto fare a meno di girarmi più volte, al sentire tonfi che facevano pensare ad una rovinosa caduta. Invece no, l’uomo non cadeva. Il piede trascinato a fatica, sbatteva contro un sasso, contro lo scalino del sagrato, semplicemente per terra, emettendo rumori inquietanti. Ogni volta un sussulto. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;Certo, se avesse avuto le mani libere, avrebbe creato meno ansia, avrebbe ispirato una maggiore stabilità. Ma tant’è, l’uomo, sotto il caldo sole del mezzogiorno, trascinando il piede che sembra non appartenergli più, e trascinando se stesso, portava un ingombro che gli occupava entrambe le mani e le braccia.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;Stavo per soccorrerlo, quando l’oggetto di tanta fatica mi ha indotto al non intervento, ad una rispettosa, stupita, lontananza.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;Ora, se fossero stati sacchetti della spesa, è chiaro, mi sarei precipitata in un accorato “posso aiutarla”, ma era un enorme mazzo di fiori. Iris bianchi dal lungo gambo, sbucavano dall’involucro del fiorista, suscitando uno stupore che manco avessi visto un alieno. Per un altare? Una tomba? Per una donna? Un compleanno? Qualsiasi fosse la destinazione, non poteva giustificare tale fatica. Perché il sacchetto di pomodori e di pesche, lo capisci, rientra nella sfera delle cose indispensabili, utili alla sopravvivenza, un mazzo di fiori no.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;Un mazzo di fiori ha spiccato il salto di qualità, appartiene alle voluttà, alla bellezza. Non potrà mai essere una questione di vita o di morte, di sopravvivenza, benché se ne vedano molti ai funerali e al cimitero. La sopravvivenza a cui si riferisce, è quella della mente, della propria autonomia. Ed ecco perché, nonostante i sussulti e gli spaventi, non sono intervenuta. “Scusi, le serve aiuto?” non è da dirsi a chi porta un mazzo di fiori, a chi porta bottiglie d’acqua si. Non è scritto in nessun galateo, suppongo, se non nei geni della nostra umanità. Infatti, d’istinto, ho represso lo slancio al soccorso esercitando la più difficile delle arti: quella di stare a guardare, fingendo persino di non avere visto.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;Chi porta un mazzo di fiori, pensa di potercela fare, non sarò io a disilluderlo con un intervento fuori luogo e forse offensivo. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;Intanto, continuando sotto il sole, mi chiedevo dove li avesse comprati, l’involucro non era di quelli casalinghi nei quali si avvolgono i fiori dell’orto. E passavo in rassegna i negozi di fiori che costellavano il centro storico e che uno dopo l’altro, hanno abbassato la saracinesca, lasciando il posto al nulla o ad articoli più prosaici. Il benessere di una città non si misura dal numero delle gioiellerie e delle banche (Voghera sarebbe una piccola Svizzera, dunque!) ma dal numero di negozi di fiori. Troppo facile fare i conti con articoli che, se non venduti, tornano a luccicare nelle vetrine il giorno dopo, uguali a se stessi, diverso è per i fiori.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;E anche il benessere psicologico delle persone si misura dalla capacità di trasportare un mazzo di fiori. Qualunque sia la destinazione, il senso del gesto, di fede o d’amore, attinge a sfere altre, ad aree intoccabili dal malessere fisico, dalla povertà, dalla confusione.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7522641254829958349-5399014464463367354?l=nottedifesta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nottedifesta.blogspot.com/feeds/5399014464463367354/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/07/il-peso-della-leggerezza.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/5399014464463367354'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/5399014464463367354'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/07/il-peso-della-leggerezza.html' title='Il peso della leggerezza'/><author><name>la zingara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17859564149082044297</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/S_Ah2MwaTtI/AAAAAAAAAAM/Rdtgbb5_T68/S220/pian+della+Cavalla+030.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/--5mVTjAAXAc/TixnWGSlCMI/AAAAAAAAAGA/d-aLQ8jCF2Q/s72-c/Ortensie.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7522641254829958349.post-6923835574054972677</id><published>2011-07-17T13:21:00.003+02:00</published><updated>2011-09-22T10:57:29.476+02:00</updated><title type='text'>La mosca al naso</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-35eIZuRpoUk/Tixh-uhXEkI/AAAAAAAAAF4/RNmfE10VU9E/s1600/Oltrep%25C3%25B2+007.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://3.bp.blogspot.com/-35eIZuRpoUk/Tixh-uhXEkI/AAAAAAAAAF4/RNmfE10VU9E/s320/Oltrep%25C3%25B2+007.jpg" t$="true" width="240" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;Nella Valle del Coppa, stupisce il graduale cambiamento del paesaggio che, da boschivo che era, sta diventando sempre più vitato. Come dire addomesticare la natura incolta, come dire allargare le periferie delle città per rispondere ad una funzionalità sempre più incalzante. Nulla da eccepire. Anzi, il verde cupo regalato alle nostre colline dalle abbondanti piogge primaverili, pare essere più ordinato, tirato a lucido, suddiviso in geometrici filari che, in alcuni punti, stupiscono per il grado di pendenza. E si gioca a indovinare. Sarà 80%, 90%? E’ vero che le nuove vigne impiantate sono sempre più “a rittochino” e che, presumibilmente, sia più facile lavorarle con i mezzi meccanici, ma alcune sono quasi perpendicolari… E così, di commento in commento, si gode della bella stagione, si nota la miriade di B&amp;amp;B sorta lungo la strada, le aziende agricole che hanno nomi sempre più suggestivi, tirate a lucido come i vicini vigneti.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;Ci si rende conto che, slogan a parte, questo nostro lembo di terra è sempre più caratterizzato dalla vite e dal suo indotto. Va molto bene, è come aver trovato, finalmente, la propria identità dopo un sonno decennale, come essere usciti dal coma e aver visto riflesso nello specchio della propria anima, un grappolo d’uva, una bottiglia, un bicchiere.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-UDEpepch5AU/TixiJ8Ed5uI/AAAAAAAAAF8/zN_7TiITf6Q/s1600/Oltrep%25C3%25B2+010.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://2.bp.blogspot.com/-UDEpepch5AU/TixiJ8Ed5uI/AAAAAAAAAF8/zN_7TiITf6Q/s320/Oltrep%25C3%25B2+010.jpg" t$="true" width="320" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;Ora è necessaria una premessa. Da sempre siamo stati sostenitori del vino sfuso sulle tavole della Liguria. Ogni volta ci si provava e ogni volta era buono, senza punte di eccellenza ma dignitoso. Sicché, che si fosse a Ponente o a Levante, il quartino di bianco “della casa” era abitudine irrinunciabile: oltre alla piacevolezza, aveva il pregio di innescare la discussione su come fosse possibile ricavarlo da una terra così risicata e in così vaste quantità. Fino a quando, domanda dopo domanda, abbiamo appreso, con malcelato stupore, che il vino “della casa” ligure, quasi sempre è uno Chardonnay prodotto dagli amici in Oltrepò. Niente di cui meravigliarsi, dopotutto, è risaputo che persino Berlucchi ha un centro di pressatura a Casteggio, e lo spumante si fregia di essere un Franciacorta… &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;A meravigliare è stata la sorpresa in Valle Coppa. Decisi a mescolarci agli avventori estivi di uno dei posti più popolari e frequentati per pizze, “pesce”, verdure e quant’altro, d’istinto abbiamo scelto il vino “della casa” che offre sempre la possibilità di essere consumato nella giusta dose e che, sicuramente, in un posto simile, frequentato da contadini e imbottigliatori, circondato da sempre più vigne e meno boschi, sarebbe stato buono, senza punte d’eccellenza ma dignitoso.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;E qui è cascato l’asino. Cioè, qui sono cascati gli attributi più intimi del mio compagno di tavola e i miei, metaforici (ogni donna li ha, sempre pronti a cadere…). Era un vinaccio veramente pessimo. Imbevibile. Di quelli che sembrano la bibita americana ma decolorata. E così tanta era la delusione che, improvvisamente, ho cominciato a vedere tutti con gli occhi dell’intolleranza. I contadini mi sembravano bifolchi incapaci persino di pretendere un vino decente, là dove loro lo producono, le loro signore erano orribili con le ciabatte penzolanti sotto i tavoli e i piedi nudi. “Sei snob”, mi è stato detto. No, questa è l’immagine che diamo agli ipotetici visitatori. E da questo spazio mi sento di lanciare un appello: fate in modo che il vino della casa, in Oltrepò, sia sempre buono. Sulle bottiglie non si discute, ma la carta d’identità di un luogo parte dal basso. Sarebbe bello se il milanese, o il ligure, che arriva anche solo per una focaccia all’ora dell’aperitivo, potesse bere vino buono come peculiarità del posto. Ovunque e sempre. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;Sarebbe bello, anche, se le signore non andassero a cena in ciabatte.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7522641254829958349-6923835574054972677?l=nottedifesta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nottedifesta.blogspot.com/feeds/6923835574054972677/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/07/la-mosca-al-naso.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/6923835574054972677'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/6923835574054972677'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/07/la-mosca-al-naso.html' title='La mosca al naso'/><author><name>la zingara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17859564149082044297</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/S_Ah2MwaTtI/AAAAAAAAAAM/Rdtgbb5_T68/S220/pian+della+Cavalla+030.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-35eIZuRpoUk/Tixh-uhXEkI/AAAAAAAAAF4/RNmfE10VU9E/s72-c/Oltrep%25C3%25B2+007.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7522641254829958349.post-3960440682500918223</id><published>2011-07-01T11:24:00.009+02:00</published><updated>2011-09-22T10:58:41.042+02:00</updated><title type='text'>Autostima</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-4brBhciRP30/Tg2ZNs74fyI/AAAAAAAAAFo/7nBFQjIByO8/s1600/IMG_0335.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5624319970335293218" src="http://2.bp.blogspot.com/-4brBhciRP30/Tg2ZNs74fyI/AAAAAAAAAFo/7nBFQjIByO8/s320/IMG_0335.jpg" style="cursor: hand; float: left; height: 240px; margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-IoHUo4LyT_Q/Tg2Yu5nnfSI/AAAAAAAAAFg/KIt5V4AoiFc/s1600/IMG_0329.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5624319441164008738" src="http://2.bp.blogspot.com/-IoHUo4LyT_Q/Tg2Yu5nnfSI/AAAAAAAAAFg/KIt5V4AoiFc/s320/IMG_0329.jpg" style="cursor: hand; display: block; height: 320px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 240px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;em&gt;Finalmente, arrancando, arrivando quarant'anni dopo altre Regioni, l'Oltrepò Pavese, ha preso coscienza di sè. Si è guardato allo specchio e ha visto la bellezza dei suoi pendii vitati, spesso dominati da antichi manieri custodi di storia e di storie. Ha ascoltato la voce dei suoi vecchi che hanno saputo trasferire alle nuove generazioni la caparbietà di andare avanti, a testa alta, anche dopo una grandinata che annienta il lavoro di mesi e vanifica le speranze di un prodotto futuro. Da queste persone, ogni produttore ne ha avuto in casa almeno una, viene l'attuale conoscenza dell'arte antica di scrutare il cielo e di conoscere le zolle di terra.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;em&gt;L'Oltrepò negli ultimi lustri ha fatto passi da gigante, ha saputo fare autocritica (troppa forse), senza nessuna concessione all'autoindulgenza. Severissimo con se stesso, il territorio che si guarda allo specchio e si piace, e ci piace, ha saputo virare la rotta, rimettersi in gioco, partendo proprio dalle conquiste e dagli errori dei suoi vecchi.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;em&gt;Stabilito che il Pinot Nero è un punto di forza, una bandiera da sventolare con orgoglio (troppo facile ottenere spumanti da un vitigno facile e, concedetemi, un po' banale, inernazionale, un po' puttana che sta con tutti come lo Chardonnay!), il mondo vinicolo guarda all'eccellenza e si tinge di rosa Cruasè, una punta di diamante che può trasformarsi in traino per tutte le altre espressioni di queste colline.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;em&gt;Di questo, e del salame di Varzi, della sua storia millenaria, del suo essere così magro e così "elegante" (vi concorrono tutte le parti del maiale, anche le più nobili che altrove diventano prosciutti, coppe e pregiatissimi culatelli), si è parlato nel workshop di produttori e giornalisti a Riccagioia, prestigioso centro Regionale di ricerca e studi sulla vite. Una sorta di gioco nel quale i giornalisti, al suono di una campanella cambiavano postazione, da un salotto ad un altro, ad ascoltare i produttori, a interagire per trovare nuove strade di comunicazione affinché, questo luogo che guardandosi allo specchio si piace, ci piace, possa essere fruito da un numero sempre maggiore di avventori e amanti del buono.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7522641254829958349-3960440682500918223?l=nottedifesta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nottedifesta.blogspot.com/feeds/3960440682500918223/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/07/autostima.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/3960440682500918223'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/3960440682500918223'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/07/autostima.html' title='Autostima'/><author><name>la zingara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17859564149082044297</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/S_Ah2MwaTtI/AAAAAAAAAAM/Rdtgbb5_T68/S220/pian+della+Cavalla+030.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-4brBhciRP30/Tg2ZNs74fyI/AAAAAAAAAFo/7nBFQjIByO8/s72-c/IMG_0335.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7522641254829958349.post-5353468702275493465</id><published>2011-06-26T10:50:00.013+02:00</published><updated>2011-06-26T17:03:37.718+02:00</updated><title type='text'>Un incontro voluttuoso</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-CkKYLR94adU/Tgb-9TX4W9I/AAAAAAAAAFY/-KwSco25z6g/s1600/Ramate%2B012.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; DISPLAY: block; HEIGHT: 240px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5622461513944554450" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-CkKYLR94adU/Tgb-9TX4W9I/AAAAAAAAAFY/-KwSco25z6g/s320/Ramate%2B012.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; DISPLAY: block; HEIGHT: 240px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5622460961619946738" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-gfUZz00eXTQ/Tgb-dJzbrPI/AAAAAAAAAFQ/01wRlOo2k04/s320/Ramate%2B008.jpg" /&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; DISPLAY: block; HEIGHT: 240px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5622460630405776050" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-238A3GCA8GQ/Tgb-J370grI/AAAAAAAAAFI/s4bdc57e1G8/s320/Ramate%2B004.jpg" /&gt;&lt;em&gt;L'incontro con Patrizia Vanelli, produttrice di formaggi in località Le Ramate di Malvicino, è stata una vera festa d'inizio estate, di quelle che non si programmano e che, forse proprio per questo, riescono benissimo. E' stato un incontro a più voci, con più risvolti, meglio che in un'agenzia matrimoniale. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Pietro che, data la mia impossibilità a guidare con una spalla lussata, si è offerto autista, ha incontrato il verde che più ama, intenso e ombroso, di quella zona tra Acqui Terme e Sassello, ancora intatta, vergine, lontana dai richiami turistici di massa, una zona d'elezione, per pochi sentimentali eletti.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Io ho incontrato Patrizia, autice di opere, poesie, sotto forma di tome, che già conoscevo, come dire "quando la fama precede l'autore" ed è stato un incontro come tra vecchie amiche, complice face book, croce e delizia dei nostri giorni. Ho incontrato Max che, in quanto all'essere "sovversivo" o "alternativo", ne avrebbe da raccontare, e ho incontrato Marco, arietino ventenne simile al mio piccolo, ormai non più tanto, ribelle casalingo.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Ho ritrovato le mie amiche camosciate alpine delle quali già in passato avevo avuto modo di apprezzare l'intelligenza, la curiosità, lo sguardo vivo tutt'altro che docile. Alle Ramate ne ho ammiarato anche la lucidità del pelo, indice di ottima salute, della loro fortuna di vivere in pascoli non trattati, a quasi seicento metri di altitudine, dove la collina sta per trasformarsi in montagna e l'aria è dolce e leggera. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Ma l'incontro più entusiasmante, quello che da settimane cullavo nel cuore e del quale avevo intutito l'esito felice, è stato tra il San Luca di Ca' di Frara e le Rubine delle Ramate. Uno di quegli incontri che, in bocca, si trasformano in esplosione di gusto e non ti fermeresti mai perchè il vino t'invita ad assaggiare ancora formaggio e il formaggio a bere ancora un sorso di vino... Che meravigliosa festa! &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Il "San Luca Diciotto Ottobre" è l'espressione "passita" del Riesling di Ca' di Frara azienda notissima dell' Oltrepò Pavese. Anche se parlare di passito in questo caso è improprio. Il San Luca è un blend di Riesling Renano vendemmiato alla data della giusta maturazione dell'uva, con una parte lasciata a surmaturare in vigna fino, appunto, al Diciotto Ottobre. Il risultato è tutto nell'aroma armonioso e fruttato, nel sapore cremoso e con ottima acidità che ne fanno un vino molto fine, soffice ed elegantissimo, molto ben bilanciato. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Le Rubine che Patrizia Vanelli produce sono tome di solo latte di capra crudo, che, ci ha spiegato l'autrice, è il solo che conserva integri le vitamine, gli oligoelementi, i fermenti naturali, i profumi aromatici caratteristici del pascolo allo stato brado. Si è dilungata nel raccontare i procedimenti della cagliata lattica (a temperatura bassa) e presa minica (che necessita di una temperatura di almeno 40°), e i risultati sul prodotto finito, trasformando la degustazione in un'interessantissima lezione di merceologia come non ne sentivo dai tempi della scuola. Musica per le mie orecchie. Musica per il palato, come detto, le tome di varia stagionatura, dai pochi giorni del "Primo Amore", alle più settimane di "Passione" fino ai più mesi di Max Premier. Una sinfonia concertante tra due solisti d'eccezione, l'accostamento San Luca-Rubine: una lotta quasi erotica per dimostrare chi più vale, fino a un tenero adagio, di portamento caldo e solenne. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7522641254829958349-5353468702275493465?l=nottedifesta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nottedifesta.blogspot.com/feeds/5353468702275493465/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/06/un-incontro-voluttuoso.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/5353468702275493465'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/5353468702275493465'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2011/06/un-incontro-voluttuoso.html' title='Un incontro voluttuoso'/><author><name>la zingara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17859564149082044297</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/S_Ah2MwaTtI/AAAAAAAAAAM/Rdtgbb5_T68/S220/pian+della+Cavalla+030.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-CkKYLR94adU/Tgb-9TX4W9I/AAAAAAAAAFY/-KwSco25z6g/s72-c/Ramate%2B012.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7522641254829958349.post-2020589122478183773</id><published>2010-10-18T17:28:00.004+02:00</published><updated>2010-10-18T17:50:29.914+02:00</updated><title type='text'>L'essenza del Paesaggio</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TLxqNjsJvCI/AAAAAAAAAEo/0kOFipfSth0/s1600/ciminiera.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 280px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TLxqNjsJvCI/AAAAAAAAAEo/0kOFipfSth0/s400/ciminiera.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5529411223655398434" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;!--StartFragment--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Se vi capita, in questo periodo di colline cangianti, andate alla Fondazione Ferrero, ad Alba, per godere della mostra “Morandi – l’essenza del paesaggio”. Circa una settantina di opere che arrivano da ogni dove, prestate per dare vita ad una mostra insolita, atta a svelare il Morandi meno conosciuto dei paesaggi. “E pensare che i paesaggi li amavo di più”, lui stesso aveva detto, alludendo alla sua cospicua produzione di nature morte, soprattutto bottiglie, che gli sono valse l’appellativo di “pittore delle bottiglie”. Ma, per dipingere il paesaggio, Morandi stesso affermava, occorre muoversi, andare in un luogo più volte, in diverse ore del giorno e diverse stagioni, per captarne quell’essenza che nell’oggetto è più immediata.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Le sorprese di questa esposizione, a tratti commovente, sono molteplici: dall’innegabile percezione di una produzione catalogabile “per decenni”, alla sensazione sempre pregnante che, anche il paesaggio, sia stato per questo autore, una natura morta.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Nei luoghi come nelle cose, ha cercato l’anima, svuotando i soggetti e le vedute di ogni orpello superfluo, tutto si riduce a linee geometriche e, a ben guardare, con gli occhi della mente, ci si accorge che resterebbe ancora qualcosa da togliere.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Case come scatole, a gridare (o cantare?) la loro miseria di cose terrene, alberi appena accennati, assoluta assenza dell’uomo.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;C’è, in questa ricerca di essenza, di profondità, un non so che di ancestrale e nel contempo profetico. In un paesaggio del 1925, ad esempio, svetta una ciminiera, in un contesto urbanizzato che, la didascalia, recita essere la periferia di Bologna.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Qualsiasi altro paesaggista, in quegli anni di primo sviluppo industriale, avrebbe dipinto una ciminiera fumante. Morandi no. La sua ciminiera è spenta perché l’essere spenta sta nel suo DNA di ciminiera. Una veduta di 85 anni fa che potrebbe essere di oggi.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Nell'entrata di casa mia campeggia una tela di grande dimensioni, opera di Pietro Bisio da Gerola, datata 2004. Recita: “Maternità della ciminiera spenta”, ad indicare il dolente abbandono delle attività industriali che ci avevano illuso e che oggi circondano i nostri paesi di pianura di spettri d’architettura archeologica. La ciminiera di Morandi era già spenta nel 1925: questo stava stampigliato nella sua anima, nella sua essenza più profonda. &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;E Morandi l’aveva intuito.  &lt;/i&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;!--EndFragment--&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7522641254829958349-2020589122478183773?l=nottedifesta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nottedifesta.blogspot.com/feeds/2020589122478183773/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2010/10/lessenza-del-paesaggio.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/2020589122478183773'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/2020589122478183773'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2010/10/lessenza-del-paesaggio.html' title='L&apos;essenza del Paesaggio'/><author><name>la zingara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17859564149082044297</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/S_Ah2MwaTtI/AAAAAAAAAAM/Rdtgbb5_T68/S220/pian+della+Cavalla+030.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TLxqNjsJvCI/AAAAAAAAAEo/0kOFipfSth0/s72-c/ciminiera.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7522641254829958349.post-6029522174845837204</id><published>2010-10-02T14:11:00.004+02:00</published><updated>2010-10-07T17:03:45.998+02:00</updated><title type='text'>Storia minima senza foto</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  font-style: italic; font-family:'times new roman', serif;font-size:large;"&gt;Il giallino, emblema di una stagione, di un territorio, di una tradizione, rischia di divenire emblema di un commercio malato. “Ma è un dolce dei giorni dei morti”, interveniva una signora che, nell’ennesima panetteria, aveva assistito alla mia invettiva. Forse era stato così, un tempo, quando simboli e avvenimenti combaciavano. Oggi, ve ne sarete accorti da anni ormai, il panettone entra nei supermercati a ottobre e ne esce a marzo. Si può ancora affermare che è il dolce di Natale? Il giallino gode di meno diffusione ma compare nelle panetterie a settembre per uscirne forse a dicembre. E’ divenuto, dunque, il dolce dell’autunno, delle prime nebbioline mattutine, ricordo delle cucine povere dove, con un po’ di farina di mais, zucchero e burro, s’imbastiva qualcosa di buono, a forma di sole, per i bambini e anche per i meno piccoli. Con tutto il carico affettivo che, il preparare una buona torta, ma anche una buona minestra o un buon arrosto, porta insito in sé.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;em&gt;&lt;em&gt;&lt;em&gt;&lt;em&gt;Succede, alle donne lavoratrici fuori casa, che il momento della tenerezza per gli altri, del pensiero, della dedizione, si sia trasferito dalla propria cucina alla panetteria sulla strada di casa. Succede, e lo sapete bene, che l’occhio cada su un biscotto, una pizzetta, divenuti, per effetto del sentimento improvviso, non solo biscotto o pizzetta ma oggetto d’amore, di scuse per non esserci a impastare e cuocere in forno, oggetto-coccola.&lt;br /&gt;Dunque, caduto l’occhio sui primi giallini, superata in un momento fulmineo la sequenza stupore-tenerezza-dedizione-commozione, comprati tre giallini tre per gli uomini di casa, pagato il conto, mi accorgevo che, il mio momento di debolezza affettiva, era costato alle casse familiari, già duramente provate, ben un euro a testa. Cosa sarà mai un euro per un gesto d’amore? Cosa sarà mai un poco di farina di mais, impastata con zucchero e burro, per costate ben duemila lire? Il disappunto era inevitabile e mi ripromettevo che mai più mi sarei fidata di prezzi non esposti. Nella panetteria del giorno dopo (una campagna pubblicitaria “invita” a tenere “in vita” il piccolo commercio al dettaglio), non fu più lo stupore-tenerezza a far cadere l’occhio sui giallini ma la più pragmatica delle curiosità. Ebbene, qui il prezzo era esposto e, udite, udite, recitava un bel uno virgola quaranta. “Ma sono duemilaottocento lire!”, ho sbottato verso le povere, indifese commesse. “Ecco, sì, lo dica al nostro capo” “No, io non dico un bel niente a nessuno, mi limito a lasciarli lì e se tutti facessero come me, quando saranno stati buttati chili di giallini induriti e intristiti come soli spenti, qualcosa cambierà” “Lei non sa, è evidente, che se non vendiamo i giallini, a nessuno viene in mente che sia per il prezzo troppo alto, semmai ci colpevolizzano perché noi non sappiamo proporli ai clienti nella giusta maniera”.&lt;br /&gt;Basta, i miei occhi hanno visto troppo, troppo alto s’intende, e anche le mie orecchie hanno ascoltato troppo&lt;/em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7522641254829958349-6029522174845837204?l=nottedifesta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nottedifesta.blogspot.com/feeds/6029522174845837204/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2010/10/storia-minima-senza-foto.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/6029522174845837204'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/6029522174845837204'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2010/10/storia-minima-senza-foto.html' title='Storia minima senza foto'/><author><name>la zingara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17859564149082044297</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/S_Ah2MwaTtI/AAAAAAAAAAM/Rdtgbb5_T68/S220/pian+della+Cavalla+030.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7522641254829958349.post-740781882543652646</id><published>2010-09-08T16:11:00.015+02:00</published><updated>2011-09-22T11:02:02.812+02:00</updated><title type='text'>“La Città Dolorosa.                                                                   Immagini del manicomio provinciale di Pavia e Voghera”.</title><content type='html'>&lt;span style="color: #e69138;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TIedrber31I/AAAAAAAAAEI/bnEWvmakXhs/s1600/MF+Manicomio+01+b.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5514549638174859090" src="http://2.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TIedrber31I/AAAAAAAAAEI/bnEWvmakXhs/s400/MF+Manicomio+01+b.jpg" style="cursor: hand; display: block; height: 267px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 400px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TIedccZzanI/AAAAAAAAAEA/zdLZpcNYrVc/s1600/33-08.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5514549380724779634" src="http://2.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TIedccZzanI/AAAAAAAAAEA/zdLZpcNYrVc/s400/33-08.jpg" style="cursor: hand; display: block; height: 400px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 300px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: &amp;quot;lucida grande&amp;quot;;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-family: Times New Roman; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000; font-family: georgia;"&gt;Una mostra tutta da vedere (resterà aperta fino al 3 ottobre al castello visconteo di Pavia) che, attraverso le immagini di tre fotografi storici della Provincia, scandaglia una realtà scontata ma solo da pochi conosciuta davvero. I tre occhi (obiettivi) sono quelli di Davide Cicala, di Gaspare Bergonzoli e di Guglielmo Chiolini, chiamati a immortalare la realtà del manicomio provinciale con finalità diverse che sapientemente rispettano, rendendoci una completa visione d’insieme, un caleidoscopio di sensazioni e, perché no, di emozioni, difficili da trattenere.&lt;br /&gt;Quella città “altra”, ora quasi in centro, ma allora all’estrema periferia della “città dei normali”, racconta, tuttavia, la società, il suo evolversi (o involversi). Un segmento di percorso parallelo nella considerazione dell’uomo, nella conoscenza dei risvolti dell’anima e della mente, nei misteri dei non limiti, nella paura del diverso e della rottura degli equilibri.&lt;br /&gt;Il manicomio provinciale di Voghera, aperto nel 1876 e attivo fino all’entrata in vigore dalla legge Basaglia, partito con l’internamento di 89 malati maschi e arrivato ad ospitarne diverse centinaia, era considerato all’avanguardia, uno dei più “prestigiosi” della penisola. In effetti, dietro la sua costruzione e costituzione, c’era la volontà di Cesare Lombroso, il famoso neurologo che aveva applicato le sue teorie fisiognomiche e i suoi metodi terapeutici inediti sui malati dell’ospedale San Matteo in Pavia, lamentando l’assenza di una struttura specifica.&lt;br /&gt;La mostra, dunque, così composita, rappresenta i vari aspetti del manicomio, dalla struttura (bell’esempio di architettura ottocentesca), studiata con cortili e giardinetti interni atti ad ospitare i malati, alle crude immagini (a firma studio fotografico Cicala), professionali, di piccolo formato, destinate ad essere allegate alle cartelle cliniche, eseguite alla fine degli anni ’70 per una sorta di campionatura dei maschi ricoverati, all’occhio più sensibile e indagatore di Bergonzoli, agli ambienti, interni ed esterni, ritratti con distacco dall’occhio nitido di Chiolini.&lt;br /&gt;E’ proprio Gaspare Bergonzoli, nipote del primo vicedirettore del manicomio, e successivamente anch’egli direttore, esperto fotografo, membro del Circolo fotografico lombardo, a restituirci l’indagine più “umana” e struggente dei degenti. Un’attenta ricerca estetica ed espressiva, la vicinanza, lo portano ad indagare volti e atteggiamenti di un’umanità diversa, dolorosa, misteriosa. Accanto agli intensi ritratti, anche immagini di rappresentazioni teatrali che il manicomio organizzava in occasione delle feste. Bagliori di “normalità” colti con lo struggimento di chi cerca di sondare l’insondabile.La presentazione è stata arricchita dalla partecipata interpretazione di Bruno Cerutti del monologo “Visita guidata al mondo capovolto” di Antonio Albanese e Francesco Freyre: ovvero come l’arte, con i suoi molteplici linguaggi ricompone il quadro delle verità assolute.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-family: Times New Roman; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Times New Roman; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Times New Roman; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; line-height: normal; margin: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7522641254829958349-740781882543652646?l=nottedifesta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nottedifesta.blogspot.com/feeds/740781882543652646/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2010/09/la-citta-dolorosa-immagini-del.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/740781882543652646'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/740781882543652646'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2010/09/la-citta-dolorosa-immagini-del.html' title='“La Città Dolorosa.                                                                   Immagini del manicomio provinciale di Pavia e Voghera”.'/><author><name>la zingara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17859564149082044297</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/S_Ah2MwaTtI/AAAAAAAAAAM/Rdtgbb5_T68/S220/pian+della+Cavalla+030.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TIedrber31I/AAAAAAAAAEI/bnEWvmakXhs/s72-c/MF+Manicomio+01+b.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7522641254829958349.post-4327484669143510116</id><published>2010-08-04T11:12:00.002+02:00</published><updated>2010-08-05T09:18:16.344+02:00</updated><title type='text'>Figure ingenue</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  ;font-family:Helvetica;font-size:medium;"&gt;&lt;p class="MsoNormal"   style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; margin-left: 0cm;   font-family:'Times New Roman';font-size:12pt;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"    style="font-family:Arial, serif;font-size:100%;color:#000080;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:13px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TFkvNGTvnTI/AAAAAAAAADg/6yGuOFHak8k/s1600/Affreschi+Lomellina.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 299px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TFkvNGTvnTI/AAAAAAAAADg/6yGuOFHak8k/s400/Affreschi+Lomellina.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5501480321888001330" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;!--StartFragment--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;i&gt;Una gita in Lomellina, alla scoperta di affreshi nelle antiche chiese, nelle pievi e negli hospitali sulla Via Francigena. Si può, anche se è estate, se si è mossi dall’interesse e dalla piacevolezza della buona compagnia. Sicché siamo partiti, con la redazione di Oltre al completo più due collaboratori, alla volta di Valle Lomellina dove, ad attenderci, c’erano le nostre guide d’eccezione: il Maestro Ghinzani, scultore, e Marco Feccia, direttore della biblioteca, uomo di lettere.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;i&gt;Valle, Candia, S. Antangelo, Robbio, Mortara. Queste le tappe di un percorso a piccoli passi nella storia di architetture e colori, di affreschi dipinti sulle pareti a raccontare le scritture, come fotogrammi di un cinema che aveva ancora da venire. Non vi racconterò in questa sede le meraviglie di quanto visto e quanto imparato, per non anticipare (troppo) un argomento che sarà bello sfogliare sulle pagine del prossimo numero di Oltre. &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;i&gt;Solo vi faccio partecipi dell’incanto delle trinità di Tomasino da Mortara, trovate nella chiesa di San Rocco a S.Angelo Lomellina e in quella di S. Pietro a Robbio. Una trinità dipinta ancora secondo i canoni medievali con le tre figure “uguali e distinte”. Iconografia vietata e cambiata dopo il concilio di Trento perché ritenuta “fuorviante” e fonte di confusione. Allora subentrò la colomba. Il figlio che siede alla destra del padre, e via dicendo.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;i&gt;Non posso non farvi partecipi della grande emozione provata davanti ad una interpretazione così ingenua eppure così complicata, capace di trasmettere agli illetterati e alle menti sopraffini, il mistero di tutti i misteri.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;!--EndFragment--&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7522641254829958349-4327484669143510116?l=nottedifesta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nottedifesta.blogspot.com/feeds/4327484669143510116/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2010/08/figure-ingenue.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/4327484669143510116'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/4327484669143510116'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2010/08/figure-ingenue.html' title='Figure ingenue'/><author><name>la zingara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17859564149082044297</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/S_Ah2MwaTtI/AAAAAAAAAAM/Rdtgbb5_T68/S220/pian+della+Cavalla+030.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TFkvNGTvnTI/AAAAAAAAADg/6yGuOFHak8k/s72-c/Affreschi+Lomellina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7522641254829958349.post-8271769979799539577</id><published>2010-08-01T09:58:00.003+02:00</published><updated>2010-08-02T17:29:33.154+02:00</updated><title type='text'>Festa sull'aia</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TFUqQ_9On2I/AAAAAAAAADY/LjXphKdLzfc/s1600/Cosola+016.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 299px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5500348991437447010" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TFUqQ_9On2I/AAAAAAAAADY/LjXphKdLzfc/s400/Cosola+016.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TFUp-dxiAKI/AAAAAAAAADQ/nsUwXFSehec/s1600/Cosola+011.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 299px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5500348673023934626" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TFUp-dxiAKI/AAAAAAAAADQ/nsUwXFSehec/s400/Cosola+011.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TFUpsNWpPpI/AAAAAAAAADI/DGT7uNMkN-o/s1600/Cosola+005.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; FLOAT: left; HEIGHT: 299px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5500348359378550418" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TFUpsNWpPpI/AAAAAAAAADI/DGT7uNMkN-o/s400/Cosola+005.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;L’aria si fa sempre più rarefatta e la temperatura è almeno di otto gradi inferiore a quella di pianura. A mezza costa sull’Appennino ligure-piemontese, Cosola appare come un assurdo miraggio e la domanda “sorge spontanea”: cosa poteva spingere gli uomini di un tempo, con i pochi mezzi a disposizione, a stanziarsi in queste zone? Basta un breve giro nel paese, tra le piccole piazze e i vicoli scoscesi, e anche la risposta arriva spontanea: l’acqua.&lt;br /&gt;Questo luogo è ricchissimo d’acqua che, ancora oggi, sgorga serena e festante in vecchi lavatoi, abbeveratoi, fontane di ogni foggia per ogni uso e consumo.&lt;br /&gt;Da almeno dieci anni a Cosola, nel cuore dell’estate, si festeggia “sull’aia”, un modo per ripristinare l’atmosfera di fine della trebbiatura che da queste parti, oltre ad essere stata particolarmente dura, arrivava, per ovvie ragioni climatiche, con circa un mese di ritardo rispetto alla pianura.&lt;br /&gt;Le tre piazze (piccoli slarghi) sono addobbate a festa, le donne del paese, le poche rimaste, aiutate da irriducibili “turiste” che trascorrono qui l’estate da oltre trent’anni, hanno preparato i dolci. Gli organizzatori della Pro Loco hanno invitato Stefano Valla, icona, virtuoso del suono del piffero nelle declinazioni delle Quattro Province, che non delude mai ed è arrivato, non con l’immancabile suo compagno fisarmonicista Daniele Scurati ma con il giovane e promettente Matteo Burrone, diciassettenne di Negruzzo, allievo ligio e appassionato.&lt;br /&gt;Sicché, con le note che riecheggiano nella valle, i balli di chi ancora conosce i passi dell’alessandrina o della polca a saltini, sono il naturale complemento di una festa d’altri tempi che riprende forma, senza affettazione, senza gusto del feticismo, senza imitazione.&lt;br /&gt;Così, semplicemente, in un pomeriggio di mezza estate.&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7522641254829958349-8271769979799539577?l=nottedifesta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nottedifesta.blogspot.com/feeds/8271769979799539577/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2010/08/laria-si-fa-sempre-piu-rarefatta-e-la.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/8271769979799539577'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/8271769979799539577'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2010/08/laria-si-fa-sempre-piu-rarefatta-e-la.html' title='Festa sull&apos;aia'/><author><name>la zingara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17859564149082044297</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/S_Ah2MwaTtI/AAAAAAAAAAM/Rdtgbb5_T68/S220/pian+della+Cavalla+030.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TFUqQ_9On2I/AAAAAAAAADY/LjXphKdLzfc/s72-c/Cosola+016.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7522641254829958349.post-58337423807863062</id><published>2010-07-04T09:30:00.005+02:00</published><updated>2010-09-08T20:37:44.815+02:00</updated><title type='text'>Uomini ritrovati</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TIfXI8xhKPI/AAAAAAAAAEg/QtIFIExwLak/s1600/Val+Borbera+015.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 299px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5514612817491208434" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TIfXI8xhKPI/AAAAAAAAAEg/QtIFIExwLak/s400/Val+Borbera+015.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TIfWz_wQkZI/AAAAAAAAAEY/KNaI8_HZO9s/s1600/Val+Borbera+006.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 299px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5514612457513980306" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TIfWz_wQkZI/AAAAAAAAAEY/KNaI8_HZO9s/s400/Val+Borbera+006.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TIfWbnetn4I/AAAAAAAAAEQ/c1J-Ti2D0rk/s1600/Val+Borbera+003.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 299px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5514612038681075586" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TIfWbnetn4I/AAAAAAAAAEQ/c1J-Ti2D0rk/s400/Val+Borbera+003.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic" class="Apple-style-span"&gt;Dovessi dare un nome all'indolenzimento che mi rallenta i movimenti... lo chiamerei " postumo di sana fatica alla ricerca dell'uomo". La camminata di 4, forse 5, ore, che ieri mi ha portato con un pugno di amici a calpestare l'Appennino dell'Alta val Borbera, in fondo si è tradotta proprio in questo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Nei borghi abbandonati di Ferrazza, Casoni e Redeuzzi, le case di pietra cadenti, lasciate a se stesse, alla fitta vegetazione e allo scorrere del tempo, sembrano custodire voci e vite arcaiche, come fossero state vittime di un incantesimo, dello stesso sortilegio di fata rabbiosa sul regno della bella addormentata. Un piccolo cimitero (il più piccolo d'Italia), svela tra erbe e rovi, lapidi in pietra, strazianti croci, che genitori "dolenti" ponevano a memoria, con date brevissime, un lasso di tempo minuscolo, a raccontare di un'epoca in cui si moriva bambini, ancorché giovani uomini e giovani donne.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Ma la ricerca dell'uomo è stata anche nell'osservare i compagni di viaggio, ognuno a misurare le proprie forze, o la sveltezza di Fabrizio (guida) che, con qualità di felino, saltava da un rudere a un tronco, anticipando la comitiva per verificare la sicurezza di un improbabile tracciato ormai inesistente. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;L'uomo di oggi, lo stesso di sempre che l'asperità della montagna avvicina, l'ho ritrovato intorno ad un tavolo improvvisato, di legni e chiodi, nella frescura del sottobosco che, nello scroscio del limpido Rio Campassi, non smetteva di raccontare il movimento di ruote di mulini, ora silenti ma un tempo in continua attività, come la fatica di uomini e muli.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Intorno a quel desco, tutt'altro che umile, l'uomo di oggi, con fare di ieri, ha affettato salame di Varzi e Molana del Brallo, bevuto Rosso Oltrepò e Malvasia, parlato e commentato.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Ripreso il cammino in salita, verso la frazione di Campassi, sudando e faticando più di prima, nessuno avrebbe immaginato che il meglio aveva ancora da venire.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;In prossimità delle prime case, una bellissima cagna si è autoeletta capogruppo: impossibile non seguirla. La meta, per noi obbligata, era la casa delle sue proprietarie che, stupite di vedere passare qualcuno, ci hanno invitato ad entrare ed hanno messo la caffettiera sul gas.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;C'era chi si è seduto sul divano, chi sulle seggiole, Giovanni sul pavimento, io su un'invitante poltrona a dondolo... Come ospiti usuali in una casa mai vista ma da sempre "nelle nostre corde".&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Questa è l'Italia dello stupore, dicevo a Pietro sul sentiero del ritorno. Questa è l'Italia misteriosa dell'immaginario del viaggiatori del Settecento. Questa è l'Italia che, da nord a sud, non conosce latitudini. Questo è l'uomo, cercato inconsapevolmente e, con molto sudore e molta produzione di acido lattico, è stato ritrovato... là dove non c'è più.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7522641254829958349-58337423807863062?l=nottedifesta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nottedifesta.blogspot.com/feeds/58337423807863062/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2010/07/uomini-ritrovati.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/58337423807863062'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/58337423807863062'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2010/07/uomini-ritrovati.html' title='Uomini ritrovati'/><author><name>la zingara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17859564149082044297</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/S_Ah2MwaTtI/AAAAAAAAAAM/Rdtgbb5_T68/S220/pian+della+Cavalla+030.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/TIfXI8xhKPI/AAAAAAAAAEg/QtIFIExwLak/s72-c/Val+Borbera+015.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7522641254829958349.post-2832742791302618519</id><published>2010-05-24T12:13:00.000+02:00</published><updated>2010-05-24T16:56:08.076+02:00</updated><title type='text'>diverse angolazioni</title><content type='html'>&lt;i&gt;Bisogno di leccarsi qualche ferita. Allora prendo l’auto, nella pausa, e salgo le colline verso Pozzol Groppo, con andamento lento, guardando il panorama che piano piano si allarga verso la pianura, lo stesso che di sera mi appare come un cielo al contrario. Ma oltre il profumo del tripudio di acacie e papaveri, fiori di sambuco che odorano di miele, la mia meta è precisa. Salirò fino ad Alta Collina e poi svolterò a sinistra, in direzione Godiasco e dopo qualche curva ombrosa di querce ormai rinverdite, arriverò al cancello di Cabanon. “Benvenuti” mi dice il cartello. Suono il campanello, entro nel cortile dove, sotto il portico, alcuni lavoranti mangiano raccontandosi in rumeno chissà quale ricordo o quale progetto. Li saluto. Entro in casa.&lt;br /&gt;Questo è il posto dove vengo spesso a leccarmi le ferite. D’inverno Giovanni ed Elena, o uno o l’altra, mi ospitano nella grande cucina con la stufa, che è la loro sala degustazione, oltre, ovviamente, al cuore della loro casa. Nelle stagioni buone, m’indirizzano verso una saletta, con la portafinestra aperta sulla vallata, un tavolo ovale, una credenza e di tutto un po’ intorno. Sempre stappano qualcosa di buono, e qui il buono non manca davvero…&lt;br /&gt;Sto parlando di una delle aziende più prestigiose dell’Oltrepò, di quelle che, per prime, hanno portato il nome di queste terre in giro per il mondo, sotto forma di bottiglie. Eppure, la semplicità regna sovrana, tra questi muri, in queste stanze, nei cortili, nei fossi e nelle vigne.&lt;br /&gt;Un giorno, e non ero qui, ho assistito, ad un dibattito telefonico tra un mio amico e un suo interlocutore. Parlavano del chilometro zero, di questa moda imperante che, diceva Roberto, se non arginata, se non seguita con le dovute misure, potrebbe ricondurci al tempo del baratto. Constatazione intelligente che mi ha aperto un’altra visione della questione. Seppure meritevole per molti aspetti, non prende in considerazione quanti, ormai quasi tutti noi, lavorano nel terziario. Se il chilometro zero fosse l’unico modo di commerciare, cosa farebbero i commercianti, i rappresentanti, le enoteche, i mercati, le piccole rivendite?&lt;br /&gt;Ecco, in quest’oasi di pace dove, di tanto in tanto, vengo a leccarmi le ferite con due chiacchiere e un bicchiere, si erano posti il problema da questa angolazione molto tempo prima di me e delle parole illuminanti di Roberto.&lt;br /&gt;Elena Mercandelli non ha mai aderito a Cantine Aperte, non vende a domicilio, per non “scavalcare” il suo agente di vendita. Una forma di rispetto per l’altrui lavoro che non ho riscontrato altrove.&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7522641254829958349-2832742791302618519?l=nottedifesta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nottedifesta.blogspot.com/feeds/2832742791302618519/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2010/05/diverse-angolazioni.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/2832742791302618519'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/2832742791302618519'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2010/05/diverse-angolazioni.html' title='diverse angolazioni'/><author><name>la zingara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17859564149082044297</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/S_Ah2MwaTtI/AAAAAAAAAAM/Rdtgbb5_T68/S220/pian+della+Cavalla+030.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7522641254829958349.post-5013670437319453688</id><published>2010-05-16T18:49:00.000+02:00</published><updated>2010-05-16T19:05:05.293+02:00</updated><title type='text'>Perchè</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:lucida grande;"&gt;&lt;em&gt;Ho deciso di prendermi questo spazio&lt;/em&gt; &lt;em&gt;per raccontare quelle piccole cose di genti, ambienti, paesaggi, prodotti, avventure, impressioni, che non troverebbero posto sulle testate per le quali lavoro, perchè "fuori dal contesto" o "minime". &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:lucida grande;"&gt;Spero diventi un luogo condiviso, dove scambiarsi suggerimenti e, perchè no, confidenze. Rispetto a facebook, un po' più diario e meno piazza, per intenderci.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:lucida grande;"&gt;Notte di Festa è una raccolta di racconti di Cesare Pavese che racconta e racchiude tutti i temi trattati nei suoi romanzi, temi che trovo quanto mai attuali: l'incanto del ritorno alla terra a cui stiamo assistendo, le periferie umane e urbane, certe passeggiate solitarie... Ecco, mi sono ispirata a questo per il nome del blog e alla zingara, uno dei racconti, per la mia firma.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:lucida grande;"&gt;Ma la zingara è un modo d'essere che mi appartiene, a prescindere dal racconto di Pavese. Sono zingara nella passione per il girovagare, per la curiosità, per quel briciolo di magia che animano e illuminano i miei giorni.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7522641254829958349-5013670437319453688?l=nottedifesta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nottedifesta.blogspot.com/feeds/5013670437319453688/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2010/05/perche.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/5013670437319453688'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7522641254829958349/posts/default/5013670437319453688'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nottedifesta.blogspot.com/2010/05/perche.html' title='Perchè'/><author><name>la zingara</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17859564149082044297</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_RQ-u3CgTFrE/S_Ah2MwaTtI/AAAAAAAAAAM/Rdtgbb5_T68/S220/pian+della+Cavalla+030.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry></feed>
